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Isole Tremiti

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Le Diomedee

Storia

Le isole Tremiti (dette anche Diomedee) sono un arcipelago dell'Adriatico, sito a 12 miglia nautiche a nord del promontorio del Gargano.

L'arcipelago è composto dalle isole di:

  • San Domino, la più grande, dedita al turismo dove è presente l'unica spiaggia sabbiosa dell'arcipelago (Cala delle Arene).
  • San Nicola, ivi risiede la maggior parte della popolazione, è il gioiello storico-artistico dell'arcipelago.
  • Capraia, o Caprara o Capperaia, la seconda per grandezza, completamente disabitata.
  • Pianosa, distante una ventina di chilometri dalle sue "sorelle maggiori", si presenta come un pianoro roccioso in mezzo ai flutti del mare, anch'essa completamente disabitata.
  • Il Cretaccio, anziché la più piccola isola dell'arcipelago può essere considerato il suo più grande scoglio, è un gigantesco cumulo di creta incastonato tra San Domino e San Nicola.

 

Abitate già in antichità (IV-III secolo a.C.) le isole per secoli furono soprattutto un luogo di confino.

La storia dell'arcipelago non è però solo legata agli esiliati, più o meno illustri, che qui furono confinati, ma soprattutto alle vicende storiche, politiche ed economiche dell'abbazia di Santa Maria a Mare.

Il primo centro religioso fu edificato nel territorio delle isole adriatiche nel IX secolo ad opera dei benedettini come dipendenza diretta dell'abbazia di Montecassino.

Nel XIII secolo, oramai svincolata dal monastero cassinese, aveva possedimenti in terraferma dal Biferno fino alla cittadina di Trani, ma le tensioni mai assopite con il monastero laziale portarono i monaci del complesso a una decadenza morale che porto' alla sostituzione dell'ordine di San Benedetto con i Cistercensi alla guida dell'abbazia.

In seguito Carlo I d'Angiò munisce il complesso abbaziale di opere di fortificazione. Nel 1334 l'abbazia fu depredata dal corsaro dalmata Almogavaro e dalla sua flotta, i quali trucidarono i monaci mettendo fine alla presenza cistercense nell'arcipelago.

Nel 1412, in seguito a pressioni e lettere apostoliche, e su diretto ordine di Gregorio XII, dopo il rifiuto di diversi ordini religiosi, una piccola comunità di Canonici Lateranensi, si trasferì sull'isola per ripopolare l'antico centro religioso. I Lateranensi restaurarono il complesso abbaziale, ampliandone inoltre le costruzioni, soprattutto con la realizzazione di numerose cisterne ancora oggi funzionanti ed estesero i possedimenti dell'abbazia sul Gargano, in Terra di Bari, Molise e Abruzzo.

L'abbazia fu soppressa nel 1783 da re Ferdinando IV di Napoli che nello stesso anno istituì sull'arcipelago una colonia penale. Nel periodo napoleonico l'arcipelago fu occupato dai murattiani che si trincerarono all'interno della fortezza di San Nicola resistendo validamente agli assalti di una flotta inglese (anno 1809). Di questi attacchi sono visibili ancora oggi i buchi delle palle di cannone inglesi sulla facciata dell'abbazia. In seguito a tale evento, Murat concesse la grazia ai deportati che avevano collaborato alla resistenza contro gli inglesi. Fu così che ebbe fine la prima colonizzazione delle Tremiti, effettuata mediante l'insediamento di delinquenti comuni.

Nel 1843 re Ferdinando II delle Due Sicilie con l'intento di ripopolare le isole vi deportò vagabondi e delinquenti comuni dei bassifondi napoletani dando luogo così ad una seconda colonizzazione delle Tremiti.

Nel 1911 furono confinati alle Tremiti circa milletrecento libici che si opponevano all'occupazione coloniale italiana. A distanza di un anno circa un terzo di questi erano morti. In epoca fascista l'arcipelago continuò a svolgere la sua funzione di confino, ospitando tra l'altro anche il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Nel 1932 l'arcipelago divenne comune autonomo con la denominazione di Comune di Isole Tremiti.

I miti legati a Diomede

L'arcipelago ha legato nel corso dei millenni il suo nome ha quello dell'eroe acheo Diomede, tanto che in antichità le isole furono chiamate isole Diomedee (Insulae Diomedeae).

La leggenda vuole che nacquero per mano di Diomede, quando gettò in mare tre giganteschi massi (corrispondenti a San Domino, San Nicola e Capraia) portati con sé da Troia, e misteriosamente riemersi sotto forma di isole.

Ma la leggenda non vuole solo la nascita delle Tremiti legata a Diomede, ma annoda anche la morte di questi all'arcipelago pugliese.

Molte narrazioni diverse tra loro sono accomunate dal collocare il luogo della scomparsa dell'eroe nelle isole dell'Adriatico. Alcune parlano della morte avvenuta in seguito ad un naufragio, ma la versione più comune della leggenda narra del ritiro di Diomede, insieme ai suoi compagni, sull'arcipelago dove l'eroe andrà incontro alla morte. Sull'isola di San Nicola vi è una tomba di epoca ellenica chiamata ancora oggi la tomba di Diomede.

Particolare interessante della leggenda riguarda le diomedee (che i tremitesi chiamano arenne), caratteristici uccelli che popolano l'arcipelago.

Infatti si vuole che questi uccelli, dal nome riconducibile all'eroe greco, siano i compagni di quest'ultimo trasformati da Afrodite per compassione (secondo varie versioni) o per vendetta (secondo Virgilio). In quest'ultima versione la metamorfosi dei compagni dell'acheo non è collegata alla morte dell'eroe, ma ai contrasti di questo con la dea Afrodite. La versione non virgiliana, che è anche quella più narrata, vuole invece che la dea per compassione verso il dolore dei compagni di Diomede li abbia trasformati in uccelli, appunto le diomedee, che con i loro garriti (simili ai vagiti di un bimbo), soprattutto notturni, continuano a piangere affranti la scomparsa del loro condottiero.

Il Tesoro di Diomede

Un'altra leggenda legata all'arcipelago narra di un eremita che scelse l'isola di San Nicola intorno al 312 d.C. come luogo di ritiro e di contemplazione.

Secondo la leggenda, una notte gli apparve in sogno la Madonna indicandogli il luogo in cui doveva scavare per rinvenire un tesoro di monete e monili, il cosiddetto tesoro di Diomede, e di edificare con questi una chiesa in onore della Vergine Maria.

La cronaca vuole che l'eremita, o perché temesse l'opera diabolica dietro l'apparizione, o per non abbandonare la meditazione e l'ascesi per improvvisarsi costruttore, ignorò l'invito mariano.

Allora la Madonna riapparve al monaco, questa volta «con viso alterato e occhi sdegnati» in segno di rimprovero per l'atto di disobbedienza. In seguito a questa seconda apparizione il monaco superò le sue diffidenze e obbedì agli ordini mariani, ritrovando il tesoro e costruendo con questo un edificio dedicato alla Vergine.

Pare che la storia del prodigioso ritrovamento si diffuse in fretta trasformando San Nicola in meta di avventurieri in cerca di tesori, o come riporta la Cronica, di pellegrini che accorrevano per la notizia del miracolo, e l'eremita in difficoltà dovette chiedere l'aiuto del Papa che affidò il governo dell'isola all'Ordine di San Benedetto.

 

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